di Arianna Bonino Amleto: Guardate quella nuvola lassù. Non vi pare che richiami la forma di un cammello? Polonio: Sacripante. È un cammello davvero. Amleto: O piuttosto una donnola... Polonio: Infatti, ha la forma di una donnola. Amleto: Ma non pare una balena? Polonio: Tale e quale. Una balena. (William Shakespeare, Amleto, Atto III, scena seconda) Stamattina presto bussano alla porta. Spioncino: solo un cesto di limoni nell’oblò della lente. Chi è stato, lo so. Apro, l’aria è freschissima, piove da stanotte, dal giorno che era, da prima ancora. Gialli, ancora vivi, spruzzati di gocce che si aggrappano sulla scorza brillante. Lavandino: boe gialle che hanno perso la rotta. Graffio, fiuto. A occhi chiusi vedo cose misteriose e lontane, fosfeni di sogno. Correvo tra i muretti a secco, le trecce sfatte, lunghissime. Un sioux col fango sulle guance. In fuga, ridendo di paura, il cuore in gola, e scampavo sempre ai cattivi, visibili e invisibili. Nel fitto trifoglio delle terrazze...