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“Anafore in dialogo” – a proposito della raccolta di Antonio Bux “Venere in pixel” (Marietti1820, 2025) – nota critica di Sergio Daniele Donati

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Antonio Bux , nato a Foggia nel 1982, si impone come una delle voci più perturbanti e innovative della poesia italiana contemporanea, con una produzione ampia che intreccia introspezione esistenziale, ibridazioni scientifiche e digitali, e un dialogo costante con l'alterità, declinato in diverse formulazioni e lessici. Autore di raccolte quali Trilogia dello zero (2012), Naturario (2016), Sasso, carta e forbici (2018), La diga ombra (2020), Diario dell’intruso (2022), Gemello falso (2022) e Mappe senza una terra (2023), Antonio Bux ha ottenuto riconoscimenti e menzioni in importanti premi come lo Strega Poesia, il Viareggio, il Carducci e il Prestigiacomo (vincitore under 40), confermando la sua capacità di esplorare confini liminali tra il personale e l'universale. Con Venere in pixel (Marietti1820, 2025), il poeta raggiunge un apice di questa ricerca: un poema lungo strutturato in sei sezioni numerate in romano (da I a VI), che si snoda come un flusso polifonico, fram...

Per "L’antologia ragionata" (Collana Gialla, Pordenonelegge-Samuele editore) a Mario Santagostini - nota critica di Rossella Pretto

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  Per L’antologia ragionata (Collana Gialla, Pordenonelegge-Samuele editore) a Mario Santagostini Parti dai dati. Senza sapere nulla. Un gioco, magari, perché leggere Santagostini ti piace anche per gli esperimenti a cui chiama. Meglio: che innesca in te. Senza che ci sia la di lui volontà. Partiamo allora dall’inizio e quindi dalla prima apparizione di un nome per ricostruire una mappa. Come non avendo letto nessuno dei libri da cui i testi sono tratti. La prima via che compare è Teodosio, che è quella che comincia da metà di via Pacini, in Citta Studi a Milano, e arriva dritta alla fine di via Palmanova, che poi diventa via Ruggero Leoncavallo. Accanto, là in fondo, vi è la ferrovia. Poco più in là il parco Trotter. Santagostini inizia da qui. Da dove viene quella giornata di pioggia quasi calda, si chiede.  E la circoscrive al luogo detto, con in più una figura: quella del padre che « aspetta la voglia di essere me stesso ». Un ricordo d’infanzia? Un ricordo, meglio, perch...

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 53 - "Espressionismo viennese tra pennello e parola": Oskar Kokoschka, il pittore che dialogava con i poeti

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  di Sergio Daniele Donati Una premessa Oskar Kokoschka (Pöchlarn, 1886 – Villeneuve, 1980) incarna una delle figure più complesse e rappresentative dell’Espressionismo viennese, un movimento culturale che, tra il primo e il secondo decennio del Novecento, ha profondamente rinnovato i rapporti tra arti visive, letteratura e teatro in un contesto mitteleuropeo segnato da crisi identitarie, sessuali, sociali e politiche. Pittore, poeta, drammaturgo e incisore, Kokoschka non si limita a esercitare parallelamente pittura e scrittura: le due espressioni si intrecciano in una sinestesia artistica che rielabora in chiave soggettiva e psicologica il concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk, trasformandolo in un organismo unitario dominato da una tensione febbrile e visionaria. Fin dagli anni formativi, la sua produzione si caratterizza per un dialogo incessante tra immagine e parola: i dipinti assumono un ritmo frammentario e quasi prosodico, mentre le poesie si strutturano attraverso immag...

(Redazione) - Dissolvenze - 52 - Phōsphóros (sonetto enigmatico)

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  di Arianna Bonino Fotografia di Antoine D’Agata (da Imsomnia, Images en Manoeuvres, 2003) -  link Phōsphóros (sonetto enigmatico) Se manca l’atmosfera, è pari al nero la strana superficie fatta d’ombra ma, attento, questa Terra non è sgombra da lumi che diradano il mistero. Se credi di ridurre al grado zero la vista di qualcosa che s’adombra ricordati che il corpo che l’ingombra lascia passar pur sempre un po’ di vero. Persino il trapassato che salmodia magnetico ed elettrico è uno spettro, detto pur anche a ciò che il vivo irradia. Inutile che fai il demonio a quattro: di lui si sa che ogni chiaror ripudia ma stando al nome suo di luce ha scettro. Che sia fatto d’elettro? Ti mente chi ti dice: “è solo argento”, c’è anche dell’oro in quel componimento.

(Redazione) - A proposito di "Sono il poeta" (Il Convivio Editore, 2025) di Luca Alvino - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La raccolta Sono il poeta (Il Convivio Editore, 2025) di Luca Alvino, di cui oggi parleremo, si presenta come un organismo compatto, costruito attraverso una lunga sequenza di sonetti che fanno ovviamente della regolarità metrica un principio di coesione e, allo stesso tempo, un campo di risonanze interiori. La scelta di una forma “chiusa” diventa per chi la legge nella raccolta un luogo di concentrazione pura , un perimetro entro il quale la voce poetica si dispone con disciplina, lasciando che la misura del verso accolga e ne organizzi la vibrazione emotiva. Fin dal testo d’apertura, l’ i o si definisce attraverso immagini che si espandono in molte direzioni, come in « Sono il cielo quando è blu cobalto, / il giubilo che non hai mai avuto »¹, dove la metamorfosi non cerca un’identità univoca ma una gamma di stati, una pluralità di possibilità che la poesia accoglie e trasforma. Anche in questo moto espansivo il contraltare della forma “chiusa” ha un senso profondo, poiché, la...