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(Redazione) - A proposito di Dove ancora non siamo nati (puntoacapo, 2024) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Ci sono raccolte che trattengo a lungo per me, prima di percepire di poterne parlare. E sono raccolte le cui linee espressive hanno sempre grandi risonanze nella mia anima di lettore.  Le tengo per me per una sorta di sobrietà che sorge quando i miei occhi incontrano scritture che secondo me non meritano altro che di essere lette e rilette senza sovrapposizioni tra chi le ha scritte e chi, con inciampi e balbuzie, cerca come me di commentarle. È certo questo il caso di  Dove ancora non siamo nati (puntoacapo editore, 2024) che rappresenta a nostro avviso per Danila Di Croce il culmine di una ricerca poetica che eleva la veglia a metodo conoscitivo supremo, misura la distanza come criterio formale essenziale e trasforma la parola in strumento di cura, rigenerazione e svelamento. La silloge si configura come un laboratorio alchemico vivente: lessico, scansione metrica e timbro vocale cooperano in sinergia per costruire una grammatica della nascita e dell’emersione dal p...

"Che cos’è la poesia?" - nota critica di Mariagrazia Zogno

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Che cos’è la poesia? A questa domanda, che anch'io modestamente mi pongo, poeti, letterati e artisti in genere, da sempre, hanno tentato una risposta su chi sia la Musa o quanto meno di provare a dire cosa non sia. Il significato primitivo del termine " poesia "  in greco antico corrisponde a " creazione "  e questo si potrebbe già considerare  un indizio di quale sia lo straordinario mistero della sua origine. Premesso che,  a questo quesito, si sono trovate solamente delle approssimazioni  ad una risposta, possiamo tuttavia affermare  che,  ogni volta che si entra in questa ricerca,  si ha comunque  l'impressione di un avvicinamento, un lampo di conoscenza  ci attraversa, anche se  poi si  torna di nuovo soli come dopo un fugace incontro tra due amanti. Chi scrive poesia sa che lo fa sempre in suo nome  e nel tentativo di arrivare a pronunciare quel nome, di poter vedere scaturire dai  ...

(Redazione) - Anfratti - 14 - Ipotesi di ricordi (trasloco da Colonia a Norimberga in un alloggio provvisorio)

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  Di Alessandra Brisotto Le scale ripide e pesanti sulle mie spalle conducevano al terzo piano dell'edificio, intervallate da tre finestre chiuse alla buona. Sulla superficie apparivano, in basso un giardino spettinato e incolto e in alto, a tratti e schegge, i tetti della città. Qualcuno li aveva ritagliati dal cielo con forbici cupe e smerigliate. Chissà quando. “ Una città con i piedi per terra. Di pietra e lavoro. E la città di vento? ” Quasi scorgevo sullo sfondo, laddove le luci si spegnevano con la lontananza, la mia Colonia volante. L'aria gelida che filtrava dalle fessure di quelle finestre-pause tra le rampe delle scale non era leggera e non volava ma mi schiacciava, spaventandomi le gambe.  Forse era la stanchezza. O la neve incrostata e dura.  Arndt proseguiva il suo percorso meccanicamente, dosando le forze per raggiungere a filo il terzo piano, la soffitta dove abitava. Lo guardavo salire in silenzio, ascoltando la strana nenia dello scricchiolio delle sue s...

(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 02 - a cura di Alessandra Brisotto

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  A cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf  nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di  Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un  taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO II “L’inferno è di ghiaccio” Mia madre Adelheid, Adelheid Alberta...

(Redazione) - "Una purificazione lirica tra memoria e infinito" - a proposito di "La memoria del sale" (Puntoacapo Editrice, 2025) di Erika Signorato - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Erika Signorato emerge nel panorama poetico contemporaneo con La memoria del sale , una silloge pubblicata nel 2025 da Puntoacapo Editrice, che rappresenta non solo un atto di creazione artistica, ma anche, a nostro avviso, un autentico itinerario esistenziale. Nata a Verona nel 1971, l'autrice porta nella sua poesia un bagaglio formativo radicato negli studi classici e musicali, intrecciato con luoghi dell'anima come Trieste, Vienna e le Dolomiti, che fungono da catalizzatori per una riflessione profonda sull'umano. E ben sappiamo come tali territori siano stati e siano ancora fertili per ciò che attiene l’intuizione e la scrittura poetica. La memoria del sale è la seconda opera di Erika Signorato, dopo In levare (2023), e conferma una voce pienamente matura, dove il sale – elemento primordiale, corrosivo e purificatore – diviene metafora centrale di un percorso interiore. Già il titolo titolo evoca un duplice registro: il sale come residuo della memoria, ciò che p...

(Redazione) - A proposito di "La distrazione che ci rende dissimili" (Controluna ed., 2025) di Carolina Anna Falbo - nota critica d Sergio Daniele Donati

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La raccolta poetica La distrazione che ci rende dissimili di Carolina Anna Falbo, pubblicata nel 2025 da Controluna, si presenta come un’opera prima che esplora, attraverso un linguaggio frammentato e denso, le dinamiche della soggettività, della memoria e del rapporto tra corpo e parola. Il volume, preceduto da una prefazione di Dario Voltolini, si articola in una serie di testi brevi o medi che alternano registri nominali, sintassi ellittiche e momenti di maggiore fluidità ritmica, senza aderire a schemi metrici fissi. Il titolo stesso suggerisce il nucleo tematico: la distrazione non come semplice distoglimento dell’attenzione, bensì come meccanismo che genera dissimilitudine , sia rispetto agli altri sia rispetto a una presunta unità interiore. Nella prefazione, Voltolini descrive l’opera attraverso la metafora delle forze centripeta e centrifuga. La prima tende verso il caos e l’indifferenziato, la seconda verso l’astrazione e la solitudine pura. Nel loro equilibrio si genera un...