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(Redazione) - Una costante follia - 02 - Poesia è vita che accade

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  Di Anna Polin Non faccio analisi critiche, non ne sono capace.  Non parlo di metrica, endecasillabi e altre cose che gestisco male.  La sola cosa che riesco a fare è parlare del vivere, perché è l’unica poesia che conosco.  Cerco quel punto in cui la parola sbatte contro ciò che non si può controllare e si frantuma in versi.  Parlo dell’essere vivi, pieni di piccoli gesti che creano un senso apparente, perché ciò che anima l’ordinario ha radici straordinarie. Sto sul filo della vita come accade a chi ascolta.  Starei volentieri zitta.  Ho imparato che tra parlare e tacere a volte non c’è differenza. Si segue la parola che arriva e la si lascia andare.  È un filo di vento, nulla davvero accade.  Ma c’è un’altra parola che brucia e reimposta i programmi, non chiede permesso, connette all’istante e dura per sempre, anche se poi la dimentichiamo.  Ognuno di noi è filo di vita e parola che brucia: coesistenza di presenza e dimenticanza....

"IL SASSOLINO, LA BAMBINA E IO" - microracconto di Sergio Daniele Donati

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Dicono che sia troppo tardi, o troppo presto, per parlare di poesia e che tu, m usa ritrosa , ti sia allontanata dagli affanni di questo mondo, di questo tempo che divora ogni fragilità. Ma ieri camminavo per gli asfalti di un una Milano che in questa stagione langue e ho sentito il riverbero del tuo canto in uno sguardo di bambina. Aveva segnato – cosa di altri tempi – col gesso sul marciapiede quindici numeri e, lanciato il sassolino, saltava da un numero all’altro con una sequenza precisa. Poi, arrivata in fondo, si era girata verso di me con sguardo di sfida. A me, capisci?, che passavo di lì con finta aria distratta ma, in realtà, stavo annusando il mio ingresso nella fase finale di questo attraversamento che chiamano vita. “ Ragazza, tu non sai chi stai sfidando”, le ho detto con un sorriso, e con gesto da tanguero esperto ho lanciato il mio basco sul "13" che ho poi raggiunto con acrobazie estreme e, forse, inarrivabili, per un uomo de panza come me. “ Conosci il seg...

(Redazione) - A proposito di Stanza d’anima (Collettive edizioni indipendenti, 2022) di Maria Grazia Palazzo - nota critica di Carlo di Legge

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Maria Grazia Palazzo Stanza d’anima Collettive edizioni indipendenti  – Lecce, 2022 Nota di lettura di Carlo Di Legge … sono qui a preservare posti vuoti su tavola imbandita, stanza d’anima… (20) Anche qui come nelle precedenti pubblicazioni, l’autrice, avvocato e competente di teologia e filosofia, ha inserito alla fine una propria nota di commento ai versi, con cui intende offrire al lettore qualche indicazione, una linea di lettura su quel che ha voluto comunicare all’altro.  Legittimo, perché con questo niente si toglie all’interpretazione che tocca a ciascuno e si potrebbe anche leggere prima i versi poi la nota-postfazione. Invece le tre pagine che, sempre in fondo, precedono la nota finale sono del poeta e docente Elio Coriano, un testo poetico di respiro, quindi, che a me sembra pertinente non solo alla poesia in generale, ma anche pertiene alla radicalità di certa poesia, iniziando “la poesia vera non fa sconti a nessuno”. Torna bene al libro: pubblicato nel maggio 20...

(Redazione) - "Un referto che esige fatica e restituisce enigma" - a proposito “Referti” di Fabrizio Bregoli, (Società Editrice Fiorentina, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Il libro in oggetto si presenta come un trattato travestito da poesia o, al contrario, come poesia travestita da trattato, in altre parole come un dispositivo epistemologico che trasforma ogni lettura in un impegno attivo. Già il prologo fissa subito il tono generale dell’opera: la parola deve espungere, sgrassare, sabotare per arrivare alla “cruda formula”, alla fabbrica ostinata della resa. Il lettore entra così in un laboratorio dove la poesia coincide con il metodo scientifico più rigoroso, e ogni verso diventa referto di un’indagine che non concede scorciatoie, né permette voli pindarici eccessivi nell’immaginario. Al centro dell’opera, poi, pulsa un’ironia latente, sottile eppure costante che potremmo definire come vera e propria ossatura della raccolta . Fabrizio Bregoli mobilita il lessico più esatto della matematica, della fisica e dell’ingegneria proprio per mettere in scena la presunzione della conoscenza. I numeri primi diventano creature nobili e spietate, il crive...

(Redazione) - René Daumal e la parola come trasformazione - Filosofia, antropologia e risonanze - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Perché tornare a René Daumal oggi René Daumal è una figura che la storia letteraria ha relegato ai margini, non tanto per insufficienza dell’opera sua, ma per la sua radicale inclassificabilità . La critica del secondo Novecento, dominata da paradigmi strutturalisti, semiotici e sociologici, certo di fondamentale importanza, non aveva forse – o fingeva di non avere - gli strumenti ermeneutici ed interpretativi per accoglierlo: troppo filosofico per essere letto come semplice poeta, troppo mistico per essere incluso nelle genealogie dell’avanguardia, troppo rigoroso per essere assimilato all’esoterismo minore, troppo discontinuo per essere canonizzato. In altre parole: troppo altrove per essere mai del tutto accolto nel presente critico della sua epoca, senza riserve. La sua opera è rimasta quindi in parte sospesa in una zona liminale, come se la sua stessa ricerca — una ricerca che potremmo definire senza tema di smentita sulla soglia della coscienza — avesse contagiato la sua s...