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(Redazione) - Amerinda - 06 - La guerra? Non finisce mai (Poesia argentina e Malvinas: Un’antologia 1833 – 2022 - Parte Seconda)

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  di Antonio Nazzaro A mo’ di prefazione Da quando il soffio dei venti di guerra si è fatto urlo, chi scrive queste poche righe, si è ritrovato a scoprirsi pacifista. Forse per l’incapacità davanti all’orrore di prendere partito. Questo non significa stare dalla parte sbagliata — come accadde per l’Italia e gli italiani fascisti — ma semplicemente vedere la guerra come un delitto di lesa umanità. Questa seconda parte di questo viaggio nella guerra delle Malvinas passa per la voce di tre poetesse. Diverse scelte poetiche, diverse visioni e canti eppure unite dalla speranza disperata e da una guerra che non finisce. Non termina dopo l’ultimo sparo, ma continua ad uccidere e quasi per assurdo a dare una speranza di un’altra vita. La poesia di Prilutzky Farny si immerge nel mito — come altri testi dell'antologia —non nasconde un forte senso nazionalista. Tuttavia le sue amazzoni non sono donne prigioniere, secondo i topos del XIX secolo, ma di donne che si liberano degli uomini. C'...

(Redazione) - Anfratti - 13 - La buona distanza

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  Di Alessandra Brisotto A proposito di distanza, che si differenzia dalle distanze per la sua vicinanza, mi sovviene spesso l’immagine delle linee di Nazca , in Perù. Per l’ennesima volta mi sono ritrovata nuovamente in volo, nel tragitto che unisce il mio io comunemente chiamato Alessandra con il mio io originario, che sempre c’è, ma che di tempo in tempo si copre di sabbia e dimenticanza. A intervalli perlopiù irregolari, quando la vita srotola voci e fatti ad un ritmo fragoroso, la mia anima si stacca automaticamente dalle pietre accatastate l’una dopo l’altra in processione incomprensibile. Dalla distanza buona posso allora riconoscere il disegno originario del mio io, enormemente piccolo, la sua distinzione dal resto del paesaggio, in quegli istanti adatto solo ad accoglierlo, a scartarne i confini. Dall’alto del mio io-non-io riscopro il sentire e il desiderio di rientrare laggiù, da dove sono partita, di fondermi con quella figura nitida, ben definita e completa di sé. Tut...

(Redazione) - “Frammenti di Obsolescenza” - per un'esplorazione critica di “Oggetti a valvole” (Edizioni Ensemble, 2025) di Enzo Cannizzo - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Nella raccolta Oggetti a valvole  (Edizioni Ensemble, 2025) , Enzo Cannizzo si impone un’ennesima volta come una voce singolare nella poesia italiana contemporanea, capace di intrecciare il relitto tecnologico con il paesaggio siciliano, e le memorie antiche che esso veicola, in un tessuto linguistico che evoca un mondo in disfacimento; un mondo dove l'obsolescenza non è mera/ o fine ma promessa di muta rigenerativa. Che poi questa promessa venga assolta e mantenuta è cosa che la raccolta appare lasciare nel dubbio del lettore e, forse, proprio in questo risiede la sua ricchezza. L'opera si apre con un frammento fulminante di Miguel Ángel Cuevas che introduce un uomo ridotto a “tetro ingranaggio – esuviale rottame entro fondali a trancia” , un'immagine che pre-figura il colubro come simbolo di trasformazione ingannevole, con il suo “rubino in luogo degli occhi” che incanta e popola sogni di “scirocco e carestia” .¹ Già q uesto preludio stabilisce un tono quasi post...

(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 01 - a cura di Alessandra Brisotto

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  a cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO I Come le persone normali Fa freddo. Se non sedessi qui, con le gambe incrociate,...

(Redazione) - Paul Celan e Mario Luzi: paralleli e divergenze - di Sergio Daniele Donati

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Foto di Sergio Daniele Donati La comparazione tra Paul Celan ( Czernowitz; 1920 – Parigi 1970) e Mario Luzi ( Firenze; 1914 – 2005) non si fonda su un dialogo diretto né su corrispondenze documentate, ma su un confronto ideale che nasce dalla comune appartenenza alla crisi novecentesca, in particolare sul piano del linguaggio poetico. Non si tratta dunque di un dialogo reale, bensì di una comunicazione implicita tra poetiche distanti e al contempo limitrofe, che trovano nella fragilità della parola e nella sua tensione verso l’oltre un terreno di convergenza inattesa. Paul Celan, ebreo rumeno di lingua tedesca, sopravvissuto alla persecuzione nazista e segnato dalla Shoah e dalla morte dei genitori, elabora una lirica che interroga il silenzio come condizione originaria del dire dopo Auschwitz.  In questo quadro si possono tracciare linee di approfondimento sulla relazione tra la crisi della parola poetica e l’assenza della parola divina di fronte alla catastrofe, come hanno in...