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(Redazione) - Poesie di Fornaretto Vieri tratte da "A carbon bianco" (Betti ed., 2025) - con nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La poesia di Fornaretto Vieri si muove con una naturalezza complessa tra il quotidiano e il metafisico, tra la precisione del dettaglio e l’apertura vertiginosa del pensiero. È una scrittura che non teme la densità, ma la dosa con un senso innato del ritmo e dell’immagine, così che anche i passaggi più concettuali restano sempre incarnati, sempre aderenti alla materia del mondo. Nei versi di A carbon bianco la realtà non è mai semplice scenario: è un campo di forze, un luogo in cui l’esperienza sensibile si fa continuamente domanda, indizio, soglia. In Cucinando l’atto domestico diventa un laboratorio percettivo. I “fumi picareschi del tegame” e la cipolla che “scompagina / le geometrie dei veli” non sono soltanto immagini culinarie: sono figure di un pensiero che si apre, che si lascia disturbare, che avverte “qualcosa dentro” capace di “accendere il fuoco dell’indagine”. L’esitazione finale, quel “né sai se proseguire o voltar pagina…”, è la cifra di una poetica che vive nell’...

(Redazione) - 55 - Lo spazio vuoto tra le lettere - Hans Arp, poeta dell’organico: affinità elettive, distanze radicali e risonanze nell’avanguardia novecentesca

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  di Sergio Daniele Donati   Hans Arp - immagine da  Wikipedia Hans Arp – o Jean Arp, nella sua firma francofona – non è un poeta tra gli altri dell’avanguardia, ma un caso esemplare di continuità tra parola e forma vivente. Nato nel 1886 a Strasburgo, crocevia di lingue e culture in una terra contesa, egli incarna la frattura del primo Novecento non come lacerazione nichilista, bensì come germinazione di un disordine fertile, di un “caso” che non distrugge ma ricompone in forme biomorfe, gonfie di respiro naturale.  La sua poesia, scritta indifferentemente in tedesco e francese, si configura come un’estensione verbale della sua scultura e del suo collage: immagini concrete che si dilatano, si contraggono, putrefanno e rigenerano, rifiutando ogni gerarchia tra segno linguistico e segno plastico.  Non si limita a negare la ragione borghese – come il Dadaismo più incendiario – ma la riconduce a uno stato di innocenza primordiale, a un panteismo ironico in cui “le ...

(Redazione) - Su "Imboscati" (Oligo ed., 2026) di Davide Brullo e Alessandro Dehò - nota critica di Rossella Pretto

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Sarà mistero cum gaudio o trauma ritrovarsi esistenti? Esistenti con l'aggravante dei generanti, la chance compiuta o rifiutata: questo sì uno scandalo - e lo senti nel sangue, la senti la colpa di portare alla luce, imperfetti, copie di copie alla Warhol. Non ne hai voluto sapere niente, non l'avresti tollerato, e in fondo te ne dispiace - non per te, ma per la durata che manca alla tua gente, dispersa e terminale. Ma va bene; a tutto - forse- c'è fine. E siamo qui, sul bordo della fossa, a domandare - che sia donata a noi la pace, e: ce ne scampi e liberi! Qui sul bordo o margine di un foglio, tra consumazione e consunzione (pasto e inedia), tra figliare e defogliare. E ci sia foglia come bosco per imparare a dirsi pianta, sasso o cardo. È questo che ti chiedi: che tipo di lotta sia, e perché lotta, estrema e tramortente. Dicono la notte oscura, il monte Carmelo, l'attraversamento dei regni o la povertà. E chi dice che no, la devi amare tutta questa vita a perdere, tu...

(Redazione) - Su "Christopher" (Interlinea ed., 2025) di Matteo Bianchi - nota critica di Rossella Pretto

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Matteo Bianchi, Foto-di-Alessandro-Canzian Si dovrebbe avere ali di farfalla, alla Blanche Dubois, per creare un’ora d’incanto e riuscire a pagarsi il rifugio di una notte. Con lo stesso disperato bisogno, si dovrebbe reggere lo strazio di quanto si perde per resistere a una vita ingorda (o accanita ) che espone inesorabilmente chi si consegna - il faro che illumina per un breve istante e poi ti lascia il tempo di un rimpianto, la dissipazione dell’esserci. In passato, i teatrini / del cuore non scritturavano ombre / ma angeli e demoni in carne e ossa / e da tutte le parti, nella fossa / di chi rammenta, nelle quinte ingombre // di macerie, nei cessi, nel foyer / annerito dagli incendi ferveva / l’incauta vita , direbbe Giovanni Raboni.  E Christopher risponde: Once perky red, the wall outside the “Chez Madame Arthur” theatre, now houses dead flies and faded photos behind cracked glass . Le sue farfalle sono morte, le foto sbiadite dietro vetri infranti. Si deve starci, in Kronos d...

(Redazione) - Dissolvenze - 54 - Discreto e continuo

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  di Arianna Bonino Ph. di Arianna Bonino Discreto e continuo La pagina inferiore della foglia dall’ultimo esemplare di una pioggia attinta la trattiene con lo stoma che succhia quell’umore bocca a bocca. Non pongono distanza sufficiente il verde e il vetro d’acqua tra di loro che possa consentire a quella lente di scorgersi e distinguersi dal coro: si fondono, sconfondono i confini, la lacrima credendosi già pianta. Ma l’altra per un attimo si specchia vedendosi riflessa e assai diversa. Precipita la goccia da quel tetto di faccia spaventata da se stessa ritratta dentro l’umida visione e muore, prima ancora d’esser persa.

(Redazione) - Fisiologia dei significati in poesia - 23 - Senso quantico: il problema ontologico

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  di Giansalvo Pio Fortunato La prospettiva avvincente di una riflessione analitica e fenomenica attorno all’atto poetico si fonda su una duplice linea di intendimento: strutturale ed operazionale . Laddove, infatti, una certa analisi più rigorosamente strutturale si istituisce attorno al verso come enunciato particolare e cerca di declinarlo negli elementi sostanziali di senso e riferimento, la necessaria integrazione di prospettiva verte sull’essenzialità di questo momento di linguaggio, ritrovando la centralità dell’attività poetica nell’individuo: come, quindi, il poeta è in poesia e cos’è per il poeta l’essere in poesia. Laddove, invece, una certa analisi più rigorosamente operazionale si istituisce attorno all’introspezione poetica ed al complesso mare magnum dell’interiorità solo meramente percettiva ed intuitiva, la necessaria integrazione di prospettiva è mossa dallo zoccolo duro del fenomeno di linguaggio, da quel senso e riferimento che scheletrizza e rende ordinario l’a...

Dialogando

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  Dialogando; dialogando da solo sotto coltri brune di silenzio impuro — ti prego, ascolta  e dimentica —  ho trovato spore di parole bambine. ____ Testo - inedito 2026 - e foto di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Anfratti - 16 - Due sassi

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  A cura di Alessandra Brisotto PARALUME È una scatola nera che dice qualcosa di te soltanto nel caso in cui succeda qualcosa Non illumina il corpo ma traspare il chiarore da dentro o da fuori se dentro non c'è. *** Litania, casa mia Non mi afferra Il vento Sotto il ponte Scorro Contro il tempo

(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 04 - a cura di Alessandra Brisotto

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  A cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf  nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di  Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un  taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO IV Francoforte sul Meno Fa ancora freddo Seduto fuori tutto il gi...

(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 11 - Giovanni Pontano e la grandezza d’animo.

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  Di Gianni Antonio Palumbo In attesa di tornare sulla Fabula di Orfeo di Agnolo Poliziano e concludere la nostra analisi sulla distanza tra la – pur bellissima – lettura di De Sanctis e l’effettiva polisemia dell’opera dello scrittore di Montepulciano, l’occasione della presentazione per il Centro studi Giovan Battista della Porta del libro curato dal professor Tateo, il De magnanimitate di Giovanni Pontano, ci induce ad affrontare un tema affascinante e di grande attualità, veicolato dalla trattatistica filosofica quattrocentesca. Una ghiotta occasione, per noi, di ritornare su uno degli autori più importanti del secolo XV, per il quale rinviamo alla prima trattazione che abbiamo fatto per “Le parole di Fedro”, disponibile al seguente link . Più precisamente il volume ha per titolo Giovanni Pontano, De magnanimitate. La grandezza d’animo per Andrea Matto Acquaviva , testo, traduzione e commenti a cura di Francesco Tateo. è stato edito da Congedo nel 2025 in una collana scelta no...