(Redazione) - A proposito di Dove ancora non siamo nati (puntoacapo, 2024) - nota critica di Sergio Daniele Donati
Ci sono raccolte che trattengo a lungo per me, prima di percepire di poterne parlare. E sono raccolte le cui linee espressive hanno sempre grandi risonanze nella mia anima di lettore. Le tengo per me per una sorta di sobrietà che sorge quando i miei occhi incontrano scritture che secondo me non meritano altro che di essere lette e rilette senza sovrapposizioni tra chi le ha scritte e chi, con inciampi e balbuzie, cerca come me di commentarle. È certo questo il caso di Dove ancora non siamo nati (puntoacapo editore, 2024) che rappresenta a nostro avviso per Danila Di Croce il culmine di una ricerca poetica che eleva la veglia a metodo conoscitivo supremo, misura la distanza come criterio formale essenziale e trasforma la parola in strumento di cura, rigenerazione e svelamento. La silloge si configura come un laboratorio alchemico vivente: lessico, scansione metrica e timbro vocale cooperano in sinergia per costruire una grammatica della nascita e dell’emersione dal p...