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L'albero del lento apprendimento

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 " " L'albero del lento apprendimento "  foto di Sergio Daniele Donati Ho trattenuto tra le ciglia la delicatezza del rimpianto  e giocato a rimpiattino con il canto in falsetto  di un futuro indaco. Le parole sfuggono  al setaccio  del Tempo  e  l'albero  del lento apprendimento ha radici nel firmamento.     [Una volta ogni cent'anni     dona al mondo  un fiore     balbuziente e sognatore] ______ Testo inedito (2026) di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - "La verità poetica che resta" - a proposito della raccolta di Annalisa Rodeghiero "Opposte verità" (MC Edizioni, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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1. Dove la parola si addensa Ci sono libri che non si lasciano attraversare troppo in superficie, perché la loro natura non coincide con la disponibilità immediata del lettore o con il suo desiderio di essere consolato. E questo avviene laddove la poesia non ha più alcuna funzione, consolatoria o altro che sia, dove la poesia è ciò che è, mentre sta al lettore adeguarsi al suo ritmo. Spesso quel tipo di libri, allo stesso tempo, sono un richiamo per il lettore alla lentezza, come valore anche etico. Sono testi che richiedono un tempo diverso, un ascolto dilatato, una disponibilità a sostare in una zona di intensità e che, a condizione che tali vie siano percorse, donano frutti preziosi..  Quando poi tali testi sono figli della parola poetica  la lentezza diviene un'esigenza strutturale, sia per l'autore che per il lettore. Opposte verità  (MC Edizioni, 2025) di Annalisa Rodeghiero appartiene a questa famiglia di opere che non cercano scorciatoie, ma chiedono di essere a...

(Redazione) - "Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico", la poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita - di Sergio Daniele Donati

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  La poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita (Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico) Nella cultura greca il mito non è un racconto arcaico da interpretare, ma una forma di pensiero che continua a operare anche quando la filosofia sembra aver preso il sopravvento. Come ricorda Jean‑Pierre Vernant , il mito non argomenta: mostra. Mostrare significa dare figura a ciò che non può essere detto in forma concettuale, trasformare un limite in un gesto, una tensione in un corpo, un enigma in una scena.   Eco e Narciso appartengono a questo regime della visibilità pensante: non spiegano nulla, ma rendono visibile ciò che nella parola e nello sguardo resta incompiuto. In loro il mito non illustra un’idea: la fa accadere. E proprio perché accade, diventa materia per la poesia, che non si limita a raccogliere ciò che il mito espone, ma lo porta oltre, trasformando il limite in possibilità. Quando Ovidio , nel libro III delle Metamorfosi ...

(Redazione) - Benjamin/Baudelaire: storia di una cospirazione linguistica - saggio critico di Donato Di Poce

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Il rapporto tra Walter Benjamin e Charles Baudelaire rappresenta uno dei nodi centrali della modernità letteraria e filosofica e, forse, non solo.  Benjamin vede in Baudelaire il poeta che per primo ha espresso, in forma lirica, l’esperienza della vita moderna: la folla, la merce, la velocità, l’alienazione, la perdita dell’aura, la figura del flâneur che attraversa la città come un osservatore solitario. Per Benjamin, Baudelaire non è solo un poeta: è un diagnostico della modernità .   In alcuni suoi saggi – Il Parigi del Secondo Impero in Baudelaire , Parigi, capitale del XIX secolo , Di alcuni motivi in Baudelaire – Benjamin interpreta I fiori del male come un laboratorio in cui si formano, assieme e alternativamente idee quali: la merce come feticcio   la percezione shock tipica della metropoli   la solitudine nella folla   la trasformazione dell’esperienza nell’epoca industriale   la figura del poeta come allegorista, che ra...