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(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 01 - a cura di Alessandra Brisotto

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  a cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO I Come le persone normali Fa freddo. Se non sedessi qui, con le gambe incrociate,...

(Redazione) - Paul Celan e Mario Luzi: paralleli e divergenze - di Sergio Daniele Donati

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Foto di Sergio Daniele Donati La comparazione tra Paul Celan ( Czernowitz; 1920 – Parigi 1970) e Mario Luzi ( Firenze; 1914 – 2005) non si fonda su un dialogo diretto né su corrispondenze documentate, ma su un confronto ideale che nasce dalla comune appartenenza alla crisi novecentesca, in particolare sul piano del linguaggio poetico. Non si tratta dunque di un dialogo reale, bensì di una comunicazione implicita tra poetiche distanti e al contempo limitrofe, che trovano nella fragilità della parola e nella sua tensione verso l’oltre un terreno di convergenza inattesa. Paul Celan, ebreo rumeno di lingua tedesca, sopravvissuto alla persecuzione nazista e segnato dalla Shoah e dalla morte dei genitori, elabora una lirica che interroga il silenzio come condizione originaria del dire dopo Auschwitz.  In questo quadro si possono tracciare linee di approfondimento sulla relazione tra la crisi della parola poetica e l’assenza della parola divina di fronte alla catastrofe, come hanno in...

(Redazione) - A proposito di "La stella che brilla nel mare" (Ed. Progetto Cultura, Roma, 2025) di Marco Colletti - nota di lettura di Carlo Di Legge

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  Può sembrare lavoro breve, quest’ultimo libro di Marco Colletti, per via delle dimensioni ridotte del volume. In realtà il libro è inserito in una collana di testi così progettati dalla curatrice Cinzia Marulli, scritti appositamente, e diventa impegnativo e godibile per il lettore non appena lo si apre, perché le pagine di versi (5-31) sono popolate di componimenti densi, sebbene mai più lunghi di una sola pagina, a volte accompagnati da commento dell’autore. Ciò vale almeno a spiegare con maggiore precisione a cosa i versi si riferiscano, perché spesso l’immagine/concetto usa ta non è affatto alla portata dei non specialisti e spesso si tratta di immagine scientifica, come si vedrà. Ciò non vuol dire che il valore analogico e metaforico della poesia non sia salvo, perché s’intende che il verso sta dicendo altro dal suo significato letterale, ed è l’ “altro” che preme all’autore, sia pur detto tramite l’immagine ma da intendere al di là dell’immagine considerata in senso stretto...

Uno sguardo più lento

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  Ho bisogno di uno sguardo, di uno sguardo più lento, del rancore del mare, del suo silenzio.  Ho bisogno di una lapide senza simbolo, senza nome, di una lingua convessa, di un senso che spezza. Uno sguardo più lento che scandisca i contorni e ignori il centro: di questo ho bisogno; ma fuori c'è nebbia e, forse, non torno. ____ Testo - inedito 2025 - di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Nei dintorni di "Una spiga" di Sheila Moscatelli (Italic peQuod ed., 2025)

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Una spiga di Sheila Moscatelli (Italic peQuod, 2025) si presenta come un libro che invita a seguire il suo modo di guardare il mondo, più che una trama o un percorso lineare. La raccolta costruisce una continuità tra ciò che accade fuori e ciò che si muove dentro, affidando alla poesia il compito di custodire le minime variazioni di luce, i gesti che affiorano senza clamore, le presenze che si offrono con discrezione. La voce che la percorre mantiene un’attenzione costante, un avvicinamento lento alle cose, e in questo gesto trova la propria necessità.  È una poesia che procede per prossimità: si avvicina, osserva, lascia accadere, e in questo movimento costruisce il proprio spazio. In La stagione che non resta (p. 15) emerge subito questa disposizione. Il verso “ La stagione che non resta ha dentro la pace che non vedi ” definisce un modo di situarsi: la poesia sceglie il punto in cui ciò che passa rivela una quiete nascosta.  La chiusa, “ La morte è un gatto sul t...

(Redazione) - Paul Klee: la parola come forma, la forma come campo di formazione - di Sergio Daniele Donati

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Ci sono artisti che sembrano nascere già immersi in un linguaggio, e altri che sembrano invece cercarlo, come se ogni gesto fosse un tentativo di raggiungere una forma ancora in viaggio. Paul Klee ¹ appartiene a questa seconda famiglia: la sua opera non si limita a produrre immagini, ma interroga continuamente il luogo da cui esse provengono. Per questo motivo la sua scrittura – poesie, diari, appunti teorici, lettere – non costituisce un margine, bensì un territorio sorgivo. È qui che la forma comincia a muoversi, a vibrare, a prendere consistenza.  È qui che la parola diventa un laboratorio della visione. La produzione letteraria di Klee si colloca dunque in una regione in cui la parola assume una funzione generativa, capace di anticipare la forma prima che questa trovi un corpo visivo. Nei testi poetici raccolti da Giorgio Manacorda la lingua si dispone come nucleo germinativo, come vibrazione che precede l’immagine. In un frammento, Klee annota: « La parola è un tratto che vi...

L'albero del lento apprendimento

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 " " L'albero del lento apprendimento "  foto di Sergio Daniele Donati Ho trattenuto tra le ciglia la delicatezza del rimpianto  e giocato a rimpiattino con il canto in falsetto  di un futuro indaco. Le parole sfuggono  al setaccio  del Tempo  e  l'albero  del lento apprendimento ha radici nel firmamento.     [Una volta ogni cent'anni     dona al mondo  un fiore     balbuziente e sognatore] ______ Testo inedito (2026) di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - "La verità poetica che resta" - a proposito della raccolta di Annalisa Rodeghiero "Opposte verità" (MC Edizioni, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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1. Dove la parola si addensa Ci sono libri che non si lasciano attraversare troppo in superficie, perché la loro natura non coincide con la disponibilità immediata del lettore o con il suo desiderio di essere consolato. E questo avviene laddove la poesia non ha più alcuna funzione, consolatoria o altro che sia, dove la poesia è ciò che è, mentre sta al lettore adeguarsi al suo ritmo. Spesso quel tipo di libri, allo stesso tempo, sono un richiamo per il lettore alla lentezza, come valore anche etico. Sono testi che richiedono un tempo diverso, un ascolto dilatato, una disponibilità a sostare in una zona di intensità e che, a condizione che tali vie siano percorse, donano frutti preziosi..  Quando poi tali testi sono figli della parola poetica  la lentezza diviene un'esigenza strutturale, sia per l'autore che per il lettore. Opposte verità  (MC Edizioni, 2025) di Annalisa Rodeghiero appartiene a questa famiglia di opere che non cercano scorciatoie, ma chiedono di essere a...