"Nel Nome del Padre" - un racconto di Giada Giordano
Di mio padre persi traccia nell'estate 1915. La guerra proliferava in Europa e il germe della morte continuava a mietere le sue vittime in un clima di oscurantismo e aberrazione. Mentre l’Italia aveva da poco firmato la sua condanna ultima, definitiva, negli occhi di mia madre leggevo tutta la rabbia e l’angoscia che segretamente affratellavano un intero popolo. Avevo undici anni. Ricordo l'espressione di mio nonno seduto a capotavola con lo sguardo stravolto e mia nonna piangere sommessamente dall'altra parte del tavolo, ripiegata su quel suo scialle di seta scadente acquistata per due soldi ai soliti mercati rionali, che puntualmente puntavano al ribasso vista la crisi. Stavamo mangiando un piatto di legumi e lo accompagnavamo con un mozzicone di pane nero. Ricordo mia madre entrare in cucina con una lettera, tremare come un pulcino bagnato ed ingoiare le lacrime: lacrime di rabbia e di disperazione, a pensarci con il senno di poi. Mi guardò a lungo fisso, come si fissa...