Due poeti allo specchio (Danila Di Croce e Sergio Daniele Donati)
Sai bene che là, nei territori salmastri dove si incrociano voci e sguardi, il canto dell’attenzione trova i suoi primi toni. I sensi non parlano mai una lingua solitaria; si mescolano e giocano a rimpiattino col senso – se mai esiste. Viviamo di sinestesie sovrane, dei raccolti di ossimori, confusioni e paradossi antichi; e bisogna saper tornare bambini e toccare il cielo sull’altalena dei desideri per dare parola al colore del silenzio; di un silenzio di cristallo. Tu tutto questo lo sai e tieni eretta la postura e posato all’orizzonte lo sguardo, quando dici al mondo dell’impossibilità di dire prima di aver visto. Io vengo da altri deserti e ho scelto una cecità dalle immense capacità auditive – e ho conosciuto le sabbie di una parola disperata, esule e profuga. Eppure nelle notti d’autunno, quando il canto monotonico dell’assiolo recita senza sosta la lista dei nomi – di quei nomi – ho la tua stessa postura, e il mio sguardo astigmatico sfoca i contorni per restare al centro,...