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(Redazione) - Attorno a Henri Michaux: note a margine (sui contorni di un'epoca) - di Sergio Daniele Donati

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Introduzione. Per una fenomenologia dell’oltre: poesia, visione, corpo Nel corso del Novecento europeo, la poesia e le arti visive hanno progressivamente abbandonato la funzione rappresentativa per assumere un ruolo epistemico: non più strumenti per descrivere il mondo, ma dispositivi per attraversarlo, deformarlo, superarlo. Tale mutamento non riguarda soltanto le forme, ma investe la concezione stessa dell’opera, che cessa di essere un oggetto e diventa un’esperienza, un processo, un campo di forze. In questa prospettiva, le poetiche di René Daumal, Tristan Tzara, Paul Klee, Oskar Kokoschka e Henri Michaux (poeta, scrittore, pittore fondamentale per la comprensione della sua eopoca) delineano una costellazione coerente, benché non dichiarata, che lega la parola al gesto, il segno alla percezione, il corpo alla visione. Ciò che accomuna questi autori non è assolutamente un manifesto comune, né un programma estetico unitario, ma una tensione verso l’invisibile, verso ciò che eccede la ...

Lo iato di cristallo

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  La vorresti cava — screziatura di silenzio, iato di cristallo — ma è opaca e gutturale la parola che inciampa nel suo docile a capo . ______ Foto e testo - inedito 2026 - di Sergio Daniele Donati  

Il mio salmo

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  Ricami e cuci  nell'ordito folle dei miei pensieri isole di silenzio ove naufraga non detta e fragile una piccola preghiera. _____ Testo - inedito 2026 - e foto di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - L’infinito al negativo Keats e Leopardi: due traiettorie opposte verso l’assoluto (una nota critica...e un dialogo a tre) - di Sergio Daniele Donati

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Nel breve volgere di mesi, tra il 1818 e il 1819, due giovani poeti segnati dalla malattia e dalla consapevolezza precoce della morte scrivono due testi brevi che rappresentano forse il culmine della riflessione romantica sull’infinito. John Keats compone il sonetto When I have fears that I may cease to be mentre il fratello Tom muore di tubercolosi – la stessa malattia che lo strapperà alla vita a soli venticinque anni nel 1821. Giacomo Leopardi, chiuso nella biblioteca paterna di Recanati, scrive L’infinito , idillio che nasce da un’esperienza reale di contemplazione su un colle limitato da una siepe. Entrambi i testi nascono dalla medesima urgenza esistenziale: il confronto drammatico tra il desiderio umano di assoluto e la finitezza corporea e temporale. Eppure, proprio da questa prossimità emerge una divergenza radicale che costituisce il cuore di questo confronto: mentre Leopardi utilizza il limite fisico come varco per conquistare un infinito fecondo e consolatorio, Keats proi...

(Redazione) - A proposito di "L'altra ora" (Il Convivio Editore, 2025) di Francesco Balasso - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Nella raccolta L'altra ora (Il Convivio Editore, 2025), Francesco Balasso costruisce un paesaggio poetico di notevole intensità e maturità, un lavoro che cattura con lucidità e grazia l'esperienza del tempo interiore, della memoria frammentaria e della vita urbana contemporanea. Radicata in uno sguardo veneto-metropolitano che trova eco nell'epigrafe di Paola Silvia Dolci (p. 7), la raccolta si articola in un flusso organico di immagini e riflessioni, suddiviso in sezioni – "Scenografie" (p. 9), "Antico, Più Antico, Primordiale" (p. 29), "Mezzanotte e cinque" (p. 49) e "Genetica della felicità" (p. 63) – che funzionano come movimenti di un unico discorso lirico.  Il verso libero, ritmato da inflessioni jazz e cinematografiche, trasforma il quotidiano in rivelazione, senza mai cadere nella retorica: asfalto, parcheggi, manifesti, lune park diventano simboli di una condizione umana insieme precaria e ostinatamente luminosa. Con un li...

(Redazione) - A proposito di "Materiali per un respiro" (Il Convivio Editore, 2025) di Giuseppe Semeraro - nota critica di Sergio Daniele Donati

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Nella sua raccolta Materiali per un respiro (Il Convivio Editore, 2025), Giuseppe Semeraro delinea un paesaggio poetico intriso di un lirismo materico, dove il respiro si erge a metafora cardinale dell'esistenza umana, un a sorta di soffio effimero che intreccia le radici meridionali con l'universalità del dolore e della redenzione 1 . Ben r adicato in un Sud pugliese che riecheggia l'epigrafe bachmanniana del paese primogenito (p. 5), il volume si dispiega attraverso sezioni tematiche – "Frigole" (p. 9), "Terre" (p. 23), "Madri" (p. 43), "Morti" (p. 55) e "Preghiamo" (p. 69) – che, a nostro avviso, non rappresentano mere partizioni, bensì costituiscono un continuum organico in cui la poesia assume una dimensione performativa, ereditata evidentemente anche dall'esperienza teatrale dell'autore. Qui, il verso libero si fa eco di un dramma interiore, dove la lotta quotidiana contro il peso dell'essere si disti...

ברכה - Benedizione

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  יבורכו העצם השבורה הסדק והבקיעה קדוש וקדום לבריאה הראשונה הרצון לתיקון ועתיקה ואיטית ההכרה של אבן הירקן שהרצון לבדו אינו מספיק לא די [Traslitterazione:Yevorchu ha-etzem ha-shevura/Ha-sedek ve-ha-beki'a/ Kadosh ve-kadum/La-bri'a ha-rishonah/Ha-ratzon le-tikun /Ve-atikah ve-itit/Ha-hakara shel even ha-yarkan/She-ha-ratzon levado eino maspik/Lo dai] Traduzione in italiano Benedetti siano l'osso rotto,  la crepa e la fessurazione. È sacro e antecedente alla prima creazione il desiderio di riparazione ; e antica e lenta la consapevolezza di giada che il desiderio non basta. ______ Testo e traduzione in italiano  di Sergio Daniele Donati NdA:  La versione ebraica include una chiusa doppia : "שהרצון לבדו אינו מספיק" seguita da "לא די".  Sono quasi locuzioni sinonimiche ma qual quasi nella tradizione ha un peso. Questo secondo verso, non presente nella traduzione in italiano, richiama e rovescia il Dayenu della tradizione pasquale ebraica — dove si dice ...