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(Redazione) - A proposito di due raccolte di Salvatore Sblando - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Ci sono autori che costruiscono la propria voce come un archivio di gesti minimi, di frasi che sembrano nate per essere annotate su un taccuino di bordo, tra una fermata e l’altra.  Salvatore Sblando appartiene senza dubbio, a nostro avviso, a questa genealogia poetica: la sua poesia, infatti, non nasce per dichiarare, ma per registrare, come se ogni verso fosse un appunto urgente, un frammento di vita che non vuole essere perduto.  Nelle due raccolte – Lo strano diario di un tramviere (La Vita Felice, 2020) e Ogni volta che pronuncio te (La Vita Felice, 2014) – questa vocazione diaristica si fa struttura, ritmo, persino etica dello sguardo.  La poesia diventa per Sblando un luogo dove il quotidiano non è mai semplice superficie, ma un deposito di tensioni, di affetti, di memorie che si riaccendono nel momento stesso in cui vengono nominate. La scrittura di Sblando procede pertanto con un passo che non indulge mai nella retorica: è una poesia che nasce dal corpo...

(Redazione) - Poesia è genere letterario? Una piccola riflessione in omaggio a Flavio Ermini e Gabriele Frasca - nota critica di Sergio Daniele Donati

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La poesia non si lascia facilmente ridurre a un genere letterario tra gli altri. Questa affermazione, sostenuta con estrema competenza, lucidità e radicalità da Flavio Ermini e Gabriele Frasca, invita a ripensare il suo statuto non in termini di categoria formale o prodotto estetico codificato, bensì come esperienza viva del linguaggio, un atto che pone in relazione l’essere umano con il mondo, il soggetto ,con il fondamento, e che si confronta con ciò che sfugge a ogni definizione esaustiva. Flavio Ermini, in particolare, ha sviluppato questa tesi in modo sistematico e coerente.  Nel numero 93 di Anterem (2013), dedicato proprio a «La poesia non è un genere letterario », e poi in Perché la poesia. L’esperienza poetica del pensiero (Anterem, 2022). Ermini sostiene in questi saggi, tra le altre immense tesi, che la poesia non sia un ornamento estetico della finitudine umana né un semplice prodotto letterario classificabile. È invece «una forma di vita che mette in relazione esser...

(Redazione) - “La densità del reale” - nei dintorni di “Pietre e miraggi” (Pequod, 2025) di Luigi Palazzo - estratto con nota critica di Sergio Daniele Donati

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Luigi Palazzo , poeta salentino nato nel contesto di una tradizione letteraria meridionale emerge con Pietre e miraggi (peQuod, 2025 ) come una figura liminale, sospesa tra il radicamento tellurico del Sud e l'erranza esistenziale del ritorno. I l volume si articola in due sezioni: Polvere e campane (pp. 11-27) e Andante ritorno (pp. 29-48), precedute da una dedica materna (" A mia madre / che vince sull’assenza ", p. 7) e da un epigrafe di Giuseppe Alessandro Rizzo (" Come ogni altro luogo del resto, / ogni posto diventa il ritorno per qualcuno, / non più vuoto di ricordi ", p. 9). Con un totale di circa quaranta testi, prevalentemente in verso libero, Palazzo orchestra un discorso poetico che intreccia l'archeologia del paesaggio pugliese con l'introspezione lirica, dove il " miraggio " simboleggia l'illusione effimera del progresso e la " pietra " l'inesorabile peso della storia. Notevole esito, per chi si accinge ad u...

(Redazione) - Poesie inedite di Carla Ghisani - con nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La poesia di Carla Ghisani si offre come un attraversamento ininterrotto, un movimento che non procede per blocchi separati ma per onde successive, in cui emozione, immagine e pensiero si richiamano a vicenda. Fin dall’inizio si avverte una voce che abita una soglia: il corpo, la memoria e la visione non sono piani distinti, ma strati di uno stesso paesaggio interiore che si espande e si contrae come un respiro irregolare.  Ogni testo nasce da un’urgenza di contatto, da un gesto che tenta di trattenere ciò che scivola via, da un ascolto che si affina proprio mentre il mondo si incrina.  In questo movimento, il lessico costruisce una geografia molto precisa. Il corpo è costantemente chiamato in causa attraverso parole che ne disegnano la vulnerabilità e la tenuta: piedi, occhi, ciglia, membra, polpastrelli, timpani, cuore, ossa.  Non sono dettagli anatomici decorativi, ma punti di pressione, luoghi in cui si imprimono urti, memorie, ritorni mancati. Il corpo divent...

(Redazione) - "Il varco luminoso di una figura in fuga" - breve nota critica su “La Chimera” di Dino Campana - di Sergio Daniele Donati

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L’analisi della poesia La Chimera di Dino Campana, collocata nella sezione “La Notte” dei Canti Orfici (1914), richiede un approccio integrato che coniughi rigore formale, ascolto percettivo e contestualizzazione storico-biografica. Il presente piccolo studio procede seguendo la struttura del testo, la qualità delle immagini, la progressione ritmica e la relazione tra apparizione e movimento, evitando opposizioni binarie, che non renderebbero onore al testo, e privilegiando la continuità tra percezione sensoriale, forma poetica ed esperienza esistenziale. Abituarsi infatti troppo spesso a sezionare ogni analisi critica, significa, almeno in parte, correre il rischio di perdere del testo proprio il suo centro (soprattutto di un testo simile): il suo essere necessariamente flusso, non insieme di componenti. Tale metodo si giustifica ancora di più la, si diceva sopra, con la specificità della scrittura campaniana, in cui ogni immagine emerge da una percezione iperesteticae a volte sin...