C'è un modo di cantare piano, tra sterno e viscere, per se stessi incuranti dell'ascolto (o della sua assenza).
È un canto dedicato (forse) a ciò che non è, ancora; al mondo del possibile. Tu non chiamarlo poesia. Non dargli un nome.
C'è un modo di cantare piano; tu non chiamarlo poesia. Fischietta quel canto e, se in tasca hai un sassolino, lancialo lontano.
|
Commenti
Posta un commento