di Giansalvo Pio Fortunato Il percorso analitico attorno alla poesia, soprattutto se compiuto da un poeta, può innestare, apparentemente, dei vortici mortali . È, ancora una volta, il monito di Brecht: un poeta che scopre la sua menzogna, può continuare a mentire? [1]. Ciò che sfugge ad ognuno, tuttavia, è non solo il modo analitico applicabile alla poesia, ma, anche e soprattutto, l’orizzonte che il modo costitutivamente apre. Se, infatti, per modalità analitica si intende la scomposizione causalistica, la menzogna analitica sulla poesia risulterà a monte. Può la poesia essere ridotta ad una generalizzazione funzionalistica? Può l’atto poetico presentare una sua sede meccanico-anatomizzata? Può l’atto poetico rinunciare al suo olismo? È evidente, allora, che la menzogna analitica sia intrinseca, preferendo un approccio descrittivo che, pur risultando più complesso e meno definizionale, schiude l’esigenza dell’esperire poetico. Lo svelamento della menzogna – è realmente un m...